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domenica, ottobre 19, 2014
martedì, gennaio 22, 2008
La Mafia [non] esiste
La minimizzazione del fenomeno mafioso:
Nella relazione finale della Commissione d'inchiesta Franchetti-Sonnino del lontano 1875/76 si legge che «la mafia non è un'associazione che abbia forme stabili e organismi speciali... Non ha statuti, non ha compartecipazioni di lucro, non tiene riunioni, non ha capi riconosciuti, se non i più forti ed i più abili; ma è piuttosto lo sviluppo ed il perfezionamento della prepotenza diretta ad ogni scopo di male». Si legge ancora: «Questa forma criminosa, non... specialissima della Sicilia», esercita «sopra tutte queste varietà di reati»...«una grande influenza» imprimendo «a tutti quel carattere speciale che distingue dalle altre la criminalità siciliana e senza la quale molti reati o non si commetterebbero o lascerebbero scoprirne gli autori». Buscetta: “Per me la Mafia era tutto: era lo strumento per fare acquistare dignità e orgoglio all’uomo calpestato, alle vittime delle angherie dei ricchi e dei malfattori. Era una lama tagliente, micidiale, inflessibile, che accanto all’onestà e all’onore posava su un altro pilastro: quello dell’obbligo assoluto al silenzio e alla segretezza.” Silenzio e segretezza. Nell'immediato dopoguerra e fino ai tragici fatti di sangue della prima guerra di mafia degli anni 1962/1963 gli organismi responsabili ed i mezzi di informazione sembrano fare a gara per minimizzare il fenomeno. Al riguardo, appaiono significativi i discorsi di inaugurazione dell'anno giudiziario pronunciati dai Procuratori Generali di Palermo. Così, nella relazione del 1956 si legge che il fenomeno della delinquenza associata è scomparso e, in quella del 1957, si accenna appena a delitti di sangue da scrivere, si dice ad «opposti gruppi di delinquenti».
Minimizzazione e mimetizzazione:
Cosa Nostra non spara, meglio non spara tanto. La diminuzione, presunta, degli omicidi di Mafia negli ultimi dieci anni hanno illuso alcuni che il fenomeno malavitoso siciliano poco alla volta si stia estinguendo.Gli attentati, le intimidazioni, segnalano incrinature difficoltà in seno a Cosa Nostra.Il silenzio mafioso è sintomo quindi di consolidamento, forza, potenza.Si spara per risolvere, quando non si spara probabilmente è tutto apposto.Senza sangue, omicidi, attentati la Mafia non si vede; i media non potendo filmare le estorsioni, le intimidazioni non ne parlano. Senza immagini, senza sangue non c’è notizia.La Mafia si mimetizza; sbuca fuori dalle pagine 15 e 16 dei giornali siciliani; trafiletti e qualche foto di qualche pesce piccolo arrestato.E invece è lì viscida, melliflua pronta a succhiare.
Mafia e Istituzioni:
Come è potuto accadere che una organizzazione criminale come la mafia anziché avviarsi al tramonto, in correlazione col miglioramento delle condizioni di vita e del funzionamento complessivo delle istituzioni, abbia, invece, accresciuto la sua virulenza e la sua pericolosità?Come diceva Falcone: “è proprio la particolare capacità della mafia di modellare con prontezza ed elasticità i valori arcaici alle mutevoli esigenze dei tempi costituisce una della ragioni più profonde della forza di tale consorteria, che la rende tanto diversa.”Buscetta: “Cosa Nostra non ha colore sceglie secondo la convenienza del momento”.Da Genco Russo a David Costa, deputato regionale Udc arrestato, sembra tuttavia che la malavita peschi sempre lì, in mezzo, nel centro.Le strade siciliane di contro continuano ad essere lastricate col sangue dei comunisti, dei sindacalisti, dei contadini che non si sono piegati, che sono morti in piedi.Placido Rizzato, segretario della Camera del Lavoro di Corleone, occupava le terre dei mafiosi.Accursio Miraglia, dirigente sindacale comunista morto per difendere i contadini.Santi Milisenna, Andrea Raia, Agostino D’Alessandro, Giuseppe Scalia, Giuseppe Puntarello, Epifanio Li Puma, Calogero Cangelosi fino ai Giuseppe Impastato e Pio La Torre, sindaci, funzionari, segretari di sezione, sindacalisti che insieme alle istituzioni, magistrati, carabinieri, poliziotti hanno pagato con la vita il loro impegno per il Sud, per la Sicilia.
La legge La Torre:
Il grande lascito politico del segretario regionale del Pci siciliano Pio La Torre, la legge Rognoni-La Torre, che consente da oltre vent’anni di aggredire le ricchezze accumulate dalle mafie nel nostro Paese, è in pericolo. Se dovesse essere approvato, infatti, quanto previsto dal comma 1 lettera “m” dell’art. 3 del disegno di legge AC 5362 tutti i beni confiscati (dai terreni coltivati da coraggiose cooperative di giovani agli immobili trasformati in sedi di servizi sociali o in caserme delle forze dell’ordine, solo per fare alcuni esempi) finirebbero in un limbo di assoluta incertezza.Ecco il Governo odierno. La puntata di Blu Notte sulla Mafia del 24.04 04 censurata perché violava le norme sulla par-condicio!!Dava fastidio a qualcuno? No, a chi può mai dar fastidio la Mafia, con la Mafia si convive.Vero Lunardi? Con la Mafia convivici tu, noi stiamo e staremo sempre dalla parte dei Rosario Crocetta.
I Collettivi Universitari Roma Tre promuovono
Martedì 17 Aprile
Facoltà di Scienze Politiche Roma Tre - via Chiabrera 199
"Pianeti Lavoro"
h.15.30 Proiezione Videoinchiesta "Dimmi dove lavoro"
h.16 Tavola rotonda
Partecipano:
Gianni Pagliarini - Presidente Commissione Lavoro Camera dei Deputati
- La precarietà del lavoro e della vita: le soluzione legislative possibili -
Riccardo Bellofiore - Economista Università di Bergamo
- Tendenze del Capitalismo contemporaneo e destrutturazione del lavoro -
Giorgio Cremaschi - Segretario Nazionale FIOM
- Il sindacato dei metalmeccanici tra passato, presente e futuro -
Sandro Gobetti - assessorato lavoro Regione Lazio
- Roma e il Lazio: fabbriche di precarietà. Per un nuovo welfare state -
h.19.30 Aperitivo Sociale con selezione Elettro-rock
dalle 22 Festa - Reggae Dancehall
Roots and Rocksteady Beats with Uprising Sound Sistem Feat. Marcos_Dutrabros
Saletta percettiva - Mostra Fotografica
RESOCONTO DELLA CONFERENZA SULL’AMERICA LATINA TENUTASI IL 14 DICEMBRE 2006 NELLA FACOLTA’ DI SCIENZE POLITICHE DELL’UNIVERSITA’ ”ROMA TRE”
La vida que vendrà Ospiti presenti:
Josè Antonio Noriega, capo ufficio stampa dall’ambasciata di Cuba
Luìs Montiel, consigliere politico dell’ambasciata del Venezuela
Geraldina Colotti, giornalista de “Il Manifesto”
Fabio Marcelli, osservatore internazionale alle elezioni venezuelane del 2006
Trascriviamo solamente gli interventi dei rappresentanti delle ambasciate:
Josè Antonio Noriega, capo ufficio stampa dall’ambasciata di Cuba
La via per superare quello che oggi viene chiamato neoliberalismo è l’applicazione della giustizia sociale in tutte le parti del mondo. Questo è quello che speriamo si continui a sviluppare nell’America Latina. La rivoluzione cubana è costantemente minacciata dagli Stati Uniti e da molte nazioni che appoggiano l’embargo, vorrei ricordare come l’unico paese che non ruppe le relazioni economiche con Cuba dopo la rivoluzione fu il Messico. Sono attive operazioni di controrivoluzione e guerriglia attivata a fomentata con aerei e armamenti statunitensi. Come ci si contrappone ad azioni di questo tipo? Con il popolo. E con la giustizia sociale. Se tutto un popolo si assume la responsabilità di portare avanti la propria rivoluzione è possibile uscire da qualsiasi crisi economica. E quella in cui sanzioni ed embargo hanno costretto Cuba era molto pesante. C’è sicuramente stato all’epoca, ed è da sottolineare, l’aiuto disinteressato da parte dei paesi socialisti che si opponevano agli Stati Uniti, ma l’importante è che l’intera popolazione abbia a mente gli obiettivi da perseguire per il conseguimento della giustizia sociale: l’alfabetizzazione, la sanità per tutti, lo sviluppo scientifico. Quest’ultimo è necessario per lo sviluppo dell’essere umano. Con lo sviluppo di ogni essere umano si può avere lo sviluppo di un paese. E con lo sviluppo di ogni paese è possibile migliorare questo mondo.
Cuba e lo sviluppo sociale
Ad esempio Cuba contribuisce con 600 mila medici e maestri al miglioramento della sanità e dell’istruzione in paesi dell’America Latina e dell’Africa. Questa è per noi una grande soddisfazione e sottolinea l’importanza del capitale umano di un paese, che raramente viene considerato alla pari di quello economico. La caratteristica fondamentale è la solidarietà tra i popoli che deve essere posta al primo posto. Su questa si basa il socialismo del 2000. Un altro esempio è il metodo “Yo si puedo”, con il quale Cuba ha aiutato a recuperare circa 2 milioni di analfabeti dei 771 milioni stimati dall'UNESCO nel mondo, secondo quanto è stato reso noto in un seminario internazionale dedicato al tema. Questo “gioco di squadra tra i popoli” per Cuba è sempre valido, a partire dal Granma, per proseguire con la rivoluzione.
Cuba e Latinoamerica
E’ necessario per questo stimolare il risveglio di popoli che sono stati oppressi da una propaganda neoliberalista a senso unico. Popoli che hanno capito come la realtà che veniva loro imposta provocava solamente un impoverimento ed un peggioramento delle proprie condizioni di vita. Per questo devono servire d’esempio le rivoluzioni di Venezuela e Bolivia. E altri popoli stanno seguendo quest’esempio, come in Ecuador ed in Nicaragua. L’America Latina deve essere una nuova tappa di grandi speranze e l’esempio non devono darlo i governanti, ma i popoli.
Relazioni Cuba-Usa e “dopo Fidel”
Cuba ha sempre tentato di migliorare le relazioni con gli Stati Uniti, ma le risposte sono sempre state negative. Pubblicamente Cuba ha sottolineato che non ha problemi ad aprire un negoziato, in quanto i dissensi sono con il governo USA, non con il popolo degli Stati Uniti. E’ chiaro che alla base di qualsiasi negoziato è necessario il riconoscimento a Cuba della propria sovranità e della non ingerenza da parte statunitense negli affari interni cubani.
Quando Fidel Castro non sarà più il Presidente di Cuba il Partito comunista cubano si riunirà e deciderà come procedere.
Luìs Montiel, consigliere politico dell’ambasciata del Venezuela
Sono passati ormai sette anni dalla rivoluzione bolivariana in Venezuela. C’è stato un grande sforzo in questi anni per un cambiamento radicale sia per quanto riguarda la politica interna che la politica internazionale del paese.
Politica interna
Per quanto riguarda l’ambito interno lo sforzo profuso è stato nella modificazione della legislazione, nella scrittura e approvazione della nuova Costituzione, nell’elaborazione di un nuovo pensiero costituzionale. Quest’ultimo è stato uno sforzo grandissimo, la ricerca di nuovi lineamenti strategici per la Costituzione, lineamenti fondati su un nuovo tipo di organizzazione sociale; scelte basate sul contrasto alla politica neoliberale promossa dall’imperialismo statunitense in latinoamerica che si basa sull’individualismo.
Noi cerchiamo di contrapporci a questa visione del mondo, fondando l’organizzazione sociale sui diritti umani e sulla promozione dei diritti umani nel mondo. In ambito economico è necessario riordinare la produzione per dare una vera capacità di autodeterminazione al Venezuela, cercando di eliminare quegli elementi che rendono il paese dipendente da fattori esterni. E’ necessaria l’interdipendenza tra i paesi, ma deve restare un punto cardine la sovranità nazionale di ognuno.
In Venezuela è necessario uno scambio di risorse in ambito territoriale, basato su una redistribuzione della popolazione. C’è infatti l’ottanta percento della popolazione che abita le zone costiere e molte zone del paese sono scarsamente popolate. Inoltre c’è una fortissima emigrazione dalle campagne alle città. Si cerca di arginare questo fenomeno con strategie a lungo termine, che consistono nella distribuzione delle terre ai contadini, in operazioni di microcredito e nello sviluppo di tecnologie per il lavoro nei campi. Inoltre verranno incrementate le infrastrutture, in particolare le vie di comunicazione (le reti ferroviarie principalmente) e verranno sviluppate nei territori lontani dalle grandi città opere di educazione, salute e ricreazione, che permetteranno agli abitanti delle campagne di rimanere nei loro luoghi di nascita.
Politica internazionale
Per la politica internazionale il Venezuela si pone in contrasto con l’egemonia dell’imperialismo, in qualsiasi forma esso si presenti. Propone un mondo multipolare, nel quale sviluppare proposte di integrazione tra i vari paesi che non si fondano sulle relazioni presenti nell’ambiente capitalista mondiale, ma su una nuova forma di relazione basata sull’uomo e sulla donna e sullo scambio tra i popoli non esclusivamente economico. E’ questo il grande sogno della rivoluzione bolivariana.
Integrazione tra i paesi latinoamericani
L’integrazione tra i paesi latinoamericani non deve essere vista solo con un’angolazione di tipo commerciale. Ad esempio secondo il Venezuela la produzione e la vendita del petrolio non è un fatto esclusivamente economico. L’integrazione deve essere concepita alla luce di uno “scambio di potenzialità” tra i paesi, scambio che contiene il capitale umano, le tecnologie e le strutture sociali. Gli scambi devono avvenire attraverso prezzi e accordi che tengano conto delle economie dei diversi paesi, con modalità di credito o pagamenti dilazionati. La politica rivoluzionaria bolivariana deve essere una novità rispetto all’economia capitalista concepita in America Latina fino ad ora. E’ necessaria la costruzione di nuove organizzazioni di integrazione economica alternative all’ALCA (Área de Libre Comercio de las Américas). E’ stata quindi costituita l’ALBA (Alternativa Bolivariana para América Latina y el Caribe) che pone come fondamento le relazioni sociali, culturali, economiche, accademiche e politiche tra i paesi. Ha un profondo contenuto politico, in quanto l’integrazione economica tra i paesi avviene attraverso fondi compensatori che servono ad aiutare le economie dei paesi più in difficoltà. Si contrappone inoltre allo strapotere dell’Organizzazione mondiale del commercio, che lavora per la proprietà intellettuale, una nefandezza che sta limitando l’accesso ai farmaci, anche quelli di base, ai paesi meno sviluppati.
Per quanto riguarda il petrolio è stato sviluppata la PETROSUR, e per quanto riguarda l’integrazione monetaria e tra i mercati la MERCOSUR. E’ importante far conoscere anche un nuovo tipo di integrazione che stiamo sviluppando in America Latina, nell’ambito della comunicazione con TELESUR, che è terreno di scambio di sapere e cultura tra i popoli.
Posso inoltre dare enfasi ad un esempio di integrazione che è quello tra Cuba e Venezuela. E’ un esempio di nuova cooperazione tra i paesi. Esistono missioni per la salute, l’educazione (Robinson 1 e 2), alfabetizzazione e università, sport. E’ un’integrazione non solo economica, ma basata sulla solidarietà tra i popoli.
Il problema principale per l’integrazione tra i paesi latinoamericani è innanzitutto la loro dipendenza dagli Stati Uniti, infatti il forte debito pubblico permette alle oligarchie capitaliste di esercitare pressioni sui gruppi politici dei paesi sudamericani. Per questo è necessario uno sviluppo economico alternativo all’ALCA.
Purtroppo le frontiere tra i paesi sudamericani sono più di tipo politico che tra i popoli, visto che questi condividono e rispettano tutte le diversità sociali, produttive e interne dei paesi.
Università
La politica universitaria in Venezuela mira a decentralizzare l’educazione verso le province in cui risiedono le comunità più povere. Si cerca di applicare la conoscenza al modo di produzione della zona in cui si vive, per dare allo studente la capacità di formarsi nel luogo dove vive per evitare che la conoscenza sia una esclusiva delle città. In questo modo si vuole evitare che le persone che hanno conoscenze di tipo universitario sfruttino quelle che non ne hanno e che si crei un meccanismo in cui le persone più ricche e colte utilizzino le persone meno abbienti come manodopera a basso costo. C’è di base un nuovo concetto di cooperazione, microimprese ed una nuova forma di organizzazione e produzione economica. L’istituzione di proprietà collettive e la possibilità per tutti gli studenti di accedere ad un salario. L’organizzazione universitaria e dell’educazione è sancita nella Costituzione.
Inoltre si cerca di stimolare i nuovi modi di produzione interna: il Venezuela dipende ancora per l’ottanta percento da alimenti importati dall’estero. La formazione universitaria dovrebbe permettere al paese un utilizzo migliore delle risorse per evitare questa dipendenza forzata. La formazione collegata quindi alla sovranità nazionale.
La conoscenza non deve essere importata, ma deve possedere elementi di cultura ancestrale, conoscenza della storia e del passato e studio dei mezzi naturali. Non deve essere una conoscenza già determinata, ma da sviluppare. Inoltre la formazione e l’educazione devono rientrare nell’integrazione con gli altri paesi latinoamericani.
Espropriazione delle terre
La parola “espropriazione” dà un senso di violenza e abuso di potere. Non utilizzerei questa parola per quello che accade oggi in Venezuela. Molte imprese muoiono per problemi legati alla concorrenza capitalista del mercato, altre vengono abbandonate dai proprietari per futili motivi o perché non hanno più voglia di lavorare. In questi casi i lavoratori si trovano a perdere il loro unico sostentamento. Il governo allora decide senza alcun abuso di potere di recuperare le imprese e porle sotto gestione collettiva dei lavoratori. Non è quindi una espropriazione, ma un riordino delle proprietà, che da privata diventa collettiva. Questo accade quando fallisce per i motivi suddetti la proprietà privata.
Inoltre c’è una legge che è stata approvata dal popolo con un referendum, che si chiama “legge delle terre, della pesca e dell’agricoltura”. Secondo questa legge le terre dei capitalisti che non vengono utilizzate possono essere di massimo 5000 ettari. Non è possibile possedere terre non produttive. Le terre che dopo questa legge sono state recuperate sono state distribuite ai contadini venezuelani, insieme a materiale tecnologico per la coltivazione e a una possibilità facilitata di credito. Questa secondo noi è la redistribuzione delle terre.
Un altro mondo è possibile
Un altro mondo è possibile quando gli esseri umani si ritengono esseri sociali e capiscono che ci sono differenze tra gli uomini che non sono naturali. La concezione della dipendenza o del dominio di un essere umano sull’altro non è una cosa naturale. Non deve esistere tra gli uomini il concetto che il più forte mangia il più debole. Ogni essere umano deve avere gli stessi diritti e le stesse garanzie.
Ci deve essere quindi una tendenza a ripensare il nostro mondo, e ricostruirlo su nuove e solide basi, che sono quelle dell’uguaglianza, della solidarietà e del mutuo rispetto.
Ho viaggiato in molte parti del mondo quest’anno, e ho potuto ammirare delle meraviglie che il genio umano è riuscito a creare. Ho visto le piramidi, la torre Eiffel, Machu Picchu, il Colosseo. Ma l’uomo deve imparare a sviluppare il suo genio per eliminare la povertà, la fame, e le barriere d’accesso all’educazione, alla salute e al lavoro per tutte le persone. Questi sono ostacoli non naturali che abbiamo prodotto. E se riusciamo a costruire monumenti e meraviglie in ogni parte del pianeta, dobbiamo riuscire anche a dare un nuovo impulso per sconfiggere questi prodotti di disuguaglianza e ingiustizia. Solo così potremo dare all’essere umano un nuovo senso della vita su questa Terra.
Un altro mondo è possibile.
Iniziativa sul razzismo promossa dal CSP il 30/11/2006 alla facoltà di Scienze Politiche di Roma Tre
Intervento del Collettivo di Scienze Politiche di Roma3 all'iniziativa:
Introduzione: Definizione: con il termine razzismo si intendono due fenomeni diversi: -in senso proprio: un insieme di teorie che sostengono che la razza umana è in realtà un insieme di razze, biologicamente differenti, e gerarchicamente ineguali; -in senso colloquiale si definisce normalmente razzismo ogni atteggiamento di intolleranza verso gruppi di persone identificabili attraverso la loro cultura, religione, etnia, sesso, sessualità, aspetto fisico o altre caratteristiche. Il Razzismo si rivolge dunque verso il “diverso”, che spesso nella nostra società coincide con l’emarginato e più in generale con le classi subalterne.
· Ruolo sociale del Razzismo: Il pensiero razzista permette alla società di tollerare lo sfruttamento a basso costo della forza lavoro migratoria occultando la reale radice del problema insita nei rapporti di produzione di questa società. Si viene a determinare quindi un meccanismo competitivo tra i lavoratori e sistemi di ricatto occupazionale. Gli immigrati divengono dunque espropriatori di presunti diritti negati alla popolazione autoctona.
1. Migrazione e produzione:
I flussi migratori sono determinati da dinamiche economiche e sociali e come tali sono difficilmente controllabiliNel 1999, l’Unione Europea e i suoi stati membri decisero al summit di Tampere di modernizzare la loro politica della migrazione ponendosi tre obiettivi: (a) contenere l’immigrazione dei richiedenti asilo; (b) combattere l’immigrazione clandestina; (c) aprendo varchi d’accesso alla forza lavoro immigrata.Nascono quindi di lì a poco i Centri di Permanenza Temporanea che svolgono il compito di combattere l’immigrazione clandestina e aprire varchi d’accesso alla forza lavoro immigrata, legando quindi l’immigrazione alle esigenze della produzione.
2. Stato Razzista Italiano:
Una prima connotazione razzista lo stato fascista italiano la assume con la pubblicazione del “Manifesto della Razza”, 15 luglio 1938, firmato da pseudo-scienziati aderenti o simpatizzanti del regime.Nel Settembre 1938 venivano fissati i “Provvedimenti” per la difesa della razza nella scuola fascista e nei confronti degli ebrei stranieri; in Ottobre il Gran Consiglio del Fascismo emetteva una Dichiarazione a riguardo.Tra la fine dell'estate e l'autunno del 1938 furono diversi, quindi, i decreti legge firmati come capo del governo da Benito Mussolini e promulgati dal re Vittorio Emanuele III che legittimavano una visione razzista della questione ebraica anche da parte del fascismo.
L'insieme di questi decreti e dei documenti sopra citati costituisce l'intero corpus delle cosiddette leggi razziali.
· L’imperialismo Razzista: Il pensiero razzista occulta la natura violenta e repressiva dell’imperialismo odierno, giustificando attraverso una presunta superiorità culturale sopraffazioni di popoli come indispensabili addirittura per la loro stessa esistenza se non per la sicurezza dell’intera umanità.
1. Stato Razzista Italiano
La dittatura mussoliniana ha giustificato le esperienze coloniali su di un supporto ideologico razzista per cui era legittimo sopprimere la libertà di popoli “inferiori”.Per anni tuttavia nella cultura italiana si è manifestato il mito auto-assolutorio del “buon italiano” circa l’esperienza coloniale.E’ bene ricordare quindi la ben altra sostanza delle imprese coloniali fasciste.Mussolini utilizzò, infatti, i metodi più crudeli per riconquistare le colonie pre-fasciste e per dare, con l'Etiopia, un impero agli italiani. Non disprezzò l'impiego di aggressivi chimici, i gas vennero infatti impiegati in maniera massiccia e sistematica durante il conflitto italo-etiopico del 1935-36 e nelle successive operazioni di «grande polizia coloniale» e di controguerriglia e non si fece scrupoli a vessare le popolazioni indigene nei modi più atroci, dall'esproprio dei terreni, alla confisca dei beni, al diffuso esercizio del lavoro forzato, fino alla deportazione di intere popolazioni e alla loro segregazione in veri e propri campi di concentramento.
Conclusione: Razzismo come valorizzazione negativa della differenza Il Razzismo “differenzialista” variante molto in uso del Razzismo è la posizione di chi ritiene necessario “difendere/preservare” le differenze culturali dai processi di massificazione ed omogeneizzazione tipici delle società occidentali e per questo, “per il bene delle culture altre”, pensa che le società non debbano in nessun modo essere multiculturali o interculturali.Le differenze e le alterità vanno difese ma, proprio per questo, “ognuno a casa propria”.In sede educativa e sociale il rischio di un velato razzismo differenzialista è reale e tende a concretizzarsi in appositi contenitori sociali dove le culture altre sono si riconosciute ma recintate e conservate.Partendo dall’assunto differenzialista diverse formazioni di destra tentano di convogliare la naturale insofferenza per i meccanismi esclusivi di questa società non verso la stessa bensì verso i più deboli, o meglio verso i diversi.Il nemico del proletario diviene così il sotto-proletario.
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